Il fiore, il luogo, il grido.
Il viaggio parte da Fattori Ambientali, un’opera dai toni tenui e dalla grazia quasi sussurrata che raffigura un fiore aperto.
È la scintilla silenziosa da cui nasce l’intera serie, la presa di coscienza originaria: il luogo in cui nasciamo e gli elementi che ci circondano condizionano inevitabilmente il nostro esistere, la nostra libertà e la nostra capacità di fiorire.
Riconoscere la fortuna di essere cresciute dove il diritto e il piacere non sono negati impone un atto di responsabilità.
Così, questa delicatezza visiva si trasforma nel preludio di un’esplosione: il sasso lanciato prima del grido.
Da questo fiore muove la ricerca verso i ritratti intimi, dove la gratitudine per la propria libertà diventa una missione attiva, un’opera collettiva e un no coraggioso e rumoroso a ogni forma di violenza.
Il corpo, la gioia, la vita.
È qui che prende forma la visione di Maria Franca Fanni. L’artista, ideatrice e regista del progetto, trasforma i selfie intimi donati dalle sue amiche in una serie di ritratti vibranti della vagina.
Attraverso il suo sguardo sensibile e ironico, il colore, il gioco e la delicatezza diventano strumenti per spogliare il corpo da ogni vergogna, magnificare il piacere femminile ed esaltare la gioia di esistere.
Ma la celebrazione della vita è anche un forte atto d’accusa: l’opera punta un riflettore spietato sul dramma dell’infibulazione e delle mutilazioni genitali femminili. Alla cupa violenza del controllo e della privazione, l’artista oppone la bellezza viscerale come forma di resistenza politica ed emotiva.
Un patto di fiducia tra donne che riafferma un principio inalienabile: il corpo e la mente appartengono solo a chi li vive.
«Ubriacati di vita, rivendica il tuo piacere: la libertà non si concede, si vive.»
